Il Cammino di fede in un trittico corale di Don Pietro Allori

Giacomo Baroffio
IL CAMMINO DI FEDE
IN UN TRITTICO CORALE DI DON PIETRO ALLORI

Nell’affrontare l’ampia produzione corale di don Pietro Allori, la semplicità lineare della melodia e l’incisività dell’impianto contrappuntistico sono in grado di affascinare cantori e uditori con un risultato immediato che non rende ragione dell’opera.
Perché, è vero, si tratta di pezzi musicali di grande pregio; ma è pur sempre una musica a servizio della fede.
È un canto che attraverso il linguaggio corale dà voce alla comunità dei credenti in ascolto della Parola. Ondate successive di emozioni si ripercuotono nella comunità intera e nella singola persona che si lascia coinvolgere nell’esperienza del salmista:

“Quando amo la tua legge, Signore:
tutto il giorno la vado meditando” (sal 118, XIII/1)
“Lampada per i miei passi è la tua Parola,
luce sul mio cammino” (sal 118, XIV/1)
“Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge
e la custodisca con tutto il cuore (sal 118, V/2)
“Apro anelante la bocca,
perché desidero i tuoi comandamenti” (sal 118, XVII/3)

Nell’oscillare tra l’ascolto della Parola e il canto di questa stessa Parola ruminata e interiorizzata, il cantore vive la sua vocazione profetica. In questo impegno è aiutato da don Pietro nel percorrere l’itinerario della fede attraverso tre passaggi o particolari momenti spirituali.

In primo luogo il credente è chiamato a riscoprire la propria dimensione filiale. Questa s’afferma nella tensione tra abbandono totale alla volontà del Padre e audacia propria del piccino che nulla teme e tutto spera dall’amore del Padre. Giustamente all’inizio di questo cammino il riferimento è la Vergine Madre. Tutta la sua esistenza è un’avventura paradigmatica che apre squarci imprevedibili nella docilità allo Spirito, nel dialogo con il Padre, nell’intimità con Cristo.
Siamo condotti per mano nell’economia della salvezza. È suggestiva la successione degli scenari che si offrono alla meditazione, condizione primaria per essere coinvolti nelle stesse dinamiche, pur vivendo ciascuno la propria e irrepetibile vocazione.
Partiamo dal coronamento della missione di Maria di Nazareth, signora che domina la scena cosmica. Essa è illuminata dalla bellezza della piccola ragazzina che ha infranto gli schemi della vita quotidiana. Piccola e indifesa, Maria senza peccato rivela tutta la sua grandezza e forza accanto alla croce. Affranta dal dolore vive l’esperienza di una seconda maternità divenendo madre della Chiesa, sempre memore della sua missione d’ausiliatrice e mediatrice. Tutto ciò ha un’origine ben precisa: il sì balbettato nella confusione al sentire le parole dell’angelo. I canti di questo primo affresco da un lato dipingono l’epopea mariana; d’altro lato sono la filigrana che permette di rintracciare il cammino della grazia nell’esistenza di ciascun figlio della Chiesa, figlio di Maria: Ave regina caelorum – Tota pulchra – Stabat mater – Recordare Virgo mater – Ave Maria. 

Ave Regina caelorum Antiphona in honorem Beatae Mariae Virginis SAB (1984)
Ave Regina caelorum, / Ave Domina Angelorum. / Salve radix, salve porta / Ex qua mundo lux est orta: / Gaude Virgo gloriosa, / Super omnes speciosa: / Vale, o valde decora, / Et pro nobis Christum exora.
 
Tota pulchra Cantus in honorem Beatae Mariae Virginis SATB (1983)
Tota pulchra es, Maria / Et macula originalis non est in te. / Tu gloria Jerusalem, / Tu laetitia Israel, / Tu honorificentia populi nostri, / Tu advocata peccatorum. / O Maria, Virgo prudentissima, / Mater clementissima, / Ora pro nobis. / Intercede pro nobis, / Ad Dominum Jesum Christum.
 
Stabat Mater Planctus Beatae Mariae Virginis SAB (1948)
Stabat mater dolorosa / Iuxta crucem lacrimosa, / Dum pendebat Filius. Cuius animam gementem, / Contristatam et dolentem / Pertransivit gladius. O quam tristis et afflicta / Fuit illa benedicta / Mater Unigeniti! Quae maerebat et dolebat / Pia mater, cum videbat / Nati poenas incliti. Quis est homo qui non fleret, / Matrem Christi si videret / In tanto supplicio? Sancta mater, istud agas, / Crucifixi fige plagas / Cordi meo valide. Virgo virginum praeclara, / Mihi iam non sis amara; / Fac me tecum plangere. Fac ut portem Christi mortem, / Passionis fac me sortem / Et plagas recolere. Quando corpus morietur, / Fac, ut animae donetur / Paradisi Gloria. Amen.
 
Recordare, Virgo mater Offertorium in Festo Beatae Mariae Virginis de Monte Carmelo SCB (1984)
Recordare, Virgo mater, in conspectu Dei, / ut loquaris pro nobis bona, / et ut avertat indignationem suam a nobis. / Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam; / et secundum multitudinem miserationum tuarum dele iniquitatem meam.
 
Ave Maria Cantus in honorem Beatae Mariae Virginis SSC (1983)
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus et benedictum fructum ventris tui Jesum. Santa Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen.
 

La sezione centrale del trittico svela il cuore dell’esperienza spirituale dei battezzati: la persona benedetta di Cristo Gesù, figlio di D-i-o e figlio di Maria, vero D-i-o e vero uomo. Il cammino percorso con Maria ha portato ad altezze vertiginose, dall’abitazione povera di Nazareth al tempio cosmico la cui volta è costituita dal cielo stellato sotto il quale risuona il canto degli angeli. Fatto esaltante, ma pur sempre limitato. Gesù si fa compagno di viaggio che s’intrufola tra i pellegrini di Emmaus di ogni tempo. È un susseguirsi, apparentemente caotico e senza senso, di situazioni differenti, anche contraddittorie. Gesù affascina con la sua bontà, ma provoca disagio quando si presenta sfigurato dalle torture della passione, lascia interdetti nel fallimento totale della morte vergognosa sulla croce. Nonostante lo sconcerto, per curiosità o senza una radicata convinzione oppure in forza di un profondo e autentico impulso della fede, ci si ritrova a pregare. Si lanciano frecce attraverso la successione litania della supplica “Signore, pietà” oppure si professa il Credo affermando la signorìa dell’Agnello immacolato. Dominio incontrastato di un D-i-o che si è incarnato nascendo dalla Vergine Maria, che continua ad abbreviarsi nel pane e nel vino consacrati, cibo imperituro per la nostra salvezza. Tutti questi eventi scorrono davanti alla vita quotidiana come se fossero ovvii, concatenati l’uno con l’altro quasi tutto fosse scontato. Invece… alla sequela di Cristo, ogni giorno occorre prendere coscienza delle proprie responsabilità, è necessario avvertire il peso di un giogo che diventa leggero soltanto quando lo si accoglie. È il momento di afferrare il calice, senza presunzione, ma con decisione.
I canti di questa sezione dilatano il cuore facendoci riscoprire, a ogni ascolto, uno degli innumerevoli particolari che danno realtà concreta alla vita in Cristo: O bone Jesu – Kyrie Te rogamus – Agnus Dei – Christus factus est – Jesu Christe – Pater si vis – Ave verum corpus.

O bone Jesu Prosa antiqua Tempus Quadragesimae SCB (1983)
O bone Jesu / Miserere nobis: / Quia tu creasti nos / Tu redemisti nos / Sanguine tuo pretiosissimo.
 
Kyrie “Te rogamus” In Ordinario Missae SCTB (1983)
Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison.
 
Agnus Dei In Ordinario Missae SSCTB (1983)
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem.
 
Christus factus est Graduale ad Missam in Coena Domini SATB (1983)
Christus factus est pro nobis oboediens usque ad mortem: / Mortem autem crucis. Propter quod et Deus exaltavit illum, et dedit illi
nomen, / Quod est super omne nomen. 
 
Jesu Christe Cantus ad Viam Crucis SCTB (1983)
Jesu Christe, pro nobis crucifige, / per sacra tua vulnera corporis tui, / miserere nobis. / Salve sanguis pretiosissime, / de corpore Domini nostri Jesu Christi, / Salvatoris nostri pro nobis effuse, miserere nobis.
 
Pater si vis Motectum Hebdomadae Sanctae SCTB (1984)
Pater si vis transfer calicem istum a me: verum tamen non mea voluntas sed tua fiat Pater.
 
Ave verum corpus Prosa antiqua usu recepta in honorem Sanctissimi Sacramenti SCTB (1984)
Ave verum corpus natum de Maria Virgine. Vere passum, immolatum in cruce pro homine. Cuius latus perforatum fluxit aqua et sanguine. Esto nobis praegustatum mortis in examine. O Jesu dulcis! O Jesu pie! O Jesu fili Mariae.
 

La contemplazione orante si sofferma infine sul mistero della Chiesa, la sposa del Verbo incarnato, la madre di tutti i credenti. Costituita da uomini e donne di ogni tempo e nazione, la Chiesa riflette il vivere umano in continua tensione tra l’adesione a D-i-o e l’asservimento al Male. Al D-i-o crocifisso e ripugnante che “osa” chiedere a ciascuno di prendere su di sé la propria croce, si contrappone il Male con le sue lusinghe fascinose, le sue promesse tanto allettanti quanto ingannevoli. Non c’è da stupirsi se nell’esistenza di una persona, di una singola comunità, nella vita della Chiesa tutta s’insinui la tentazione del Male con i suoi mille tentacoli. Solo Maria è stata preservata da questa offensiva diabolica; noi tutti siamo chiamati alle armi. Indifesi e senza mezzi possiamo trovare una via d’uscita soltanto aiutandoci a vicenda, implorando l’aiuto dello Spirito, il suo sostegno, la sua luce. Qui di nuovo ci è tesa una mano, ma non secondo le modalità che ci aspetteremmo condizionati dalle categorie del Male: non la forza materiale, non il denaro, non il potere economico e/o politico. Nulla di tutto ciò salva il mondo e dona la pace ai cuori. Nell’adorazione senza parole, si rimane attoniti di fronte al mistero dell’amore che si nasconde, s’avverte la necessità di una fede, forse travagliata e attraversata da dubbi, ma sempre ancorata alla Parola e all’Eucaristia. Si tratta in definitiva di orientare le prospettive della vita quotidiana secondo la testimonianza dei santi: da Cristo a Maria, dai martiri ai cantori della fede come sant’Ambrogio e san Tommaso d’Aquino.

“Tu che leggi i cuori sai quanto è debole la nostra forza, a noi che ci rivolgiamo a te mostra la tua misericordia” (Parce Domine, strofa 5)

In questa terza tappa dell’affresco il filo rosso si snoda attraverso il canto di Verbum supernum – Parce Domine – Adoro Te devote – Oremus pro Ecclesia.

Verbum supernum Hymnum in honorem Sanctissimi Sacramenti SSCTB (1983)
Verbum supernum prodiens / Nec Patris linquens dexteram, / Ad opus sum exiens / Venit ad vitae
vesperam. O salutaris hostia, / Quae caeli pandis ostium, / Bella premunt hostilia; / Da robur, fer auxilium.
Uni trinoque Domino / Sit sempiterna gloria, / Qui vitam sine termino / Nobis donet in patria. Amen
 
Parce Domine Tempore Poenitentiae SCTB (1979)
Parce, Domine, parce populo tuo, / Ne in aeternum irascaris nobis
Flectamus iram vindicem, / Ploremus ante Judicem; / Clamemus ore supplici, / Dicamus omnes cernui.
Nostris malis offendimus / Tuam, Deus, clementiam; / Effunde nobis desuper / Remissor indulgentiam. Parce…
Dans tempus acceptabile, / Da lacrimarum rivulis / Lavare cordis victimam, / Quam laeta adurat caritas.
Audi benigne Conditor, / Nostras preces cum fletibus/ In hoc sacro jejunio / Fusas quadragenario. Parce…
 
Adoro Te devote In honorem Sanctissimi Sacramenti SSCTB (1983)
Adoro Te devote latens Deitas, / Quae sub his figuris vere latitas. / Tibi se cor meum totumsubjicit, / Quia Te contemplans totum deficit. Jesu, quem velatum nunc aspicio, / Oro fiat illud quod tam sitio. / Ut te revelata cernens facie, / Visu sim beatus tuae gloriae. Adoro Te devote…
 
Oremus pro Ecclesia Antiphona pro Ecclesia SCTB+SCTB (1955)
Oremus pro Ecclesia nostra, stet et pascat in fortitudine tua Domine, in sublimitate nominis tui.
 
I contributi sonori sono tratti dal CD Pietro Allori. IL SUONO DELLA PREGHIERA. INNI E MOTTETTI. Coro dell’Università Cattolica di Milano, diretto da Angelo Rosso
Produzione de L’Archivio Musicale dell’Angelo (novembre 2011)
Immagine: Antioco Mainas, Retablo della Vergine, XVI sec., chiesa di San Francesco – Iglesias.
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