Iglesias e Gonnesa, la Festa della Musica 2011

L’Auditorium vescovile di Iglesias, nel pomeriggio di lunedì 21 novembre 2011, ha accolto un numeroso pubblico per ascoltare le comunicazioni e le relazioni affidate a esperti e studiosi riguardanti il riconoscimento di notevole interesse storico, da parte della Soprintendenza archivistica regionale della Sardegna, conferito all’opera musicale di don Pietro Allori. I manoscritti dell’intera opera erano stati donati dalla famiglia Allori di Gonnesa nel 2007 al Vescovo di Iglesias che ha deciso di collocarli presso l’Archivio storico diocesano dove ora si trovano. L’opera di catalogazione è stata compiuta da don Giampaolo Rosso e la stampa del catalogo, tramite Angelo Rosso, direttore del Coro dell’Università Cattolica, è stata pubblicata dall’Università Cattolica di Milano (I.S.U.) nel 2006.

Di sera, poi, le sublimi penombre della chiesa di San Francesco (sec. XIV) hanno contribuito a far respirare pienamente il clima di spiritualità proprio delle composizioni liturgiche di don Allori che i cantori della Schola cantorum “Pietro Allori” di Alghero, del Gruppo vocale “Don Allori” di Iglesias e dei “Coristi dell’Angelo” di Milano hanno intonato di fronte a un pubblico attento e numeroso.
La scelta delle composizioni alloriane è stata operata dall’Archivio musicale dell’Angelo di Milano che ha affidato al prof. Giacomo Baroffio la presentazione del momento musicale pensato e ideato come un trittico corale capace di esprimere il cammino di fede di don Pietro Allori. L’Archivio milanese aveva già predisposto un compact disc, in copie limitate, contenente i brani in programma interpretate dal Coro dell’Università Cattolica. Grazie alla veste ideata per il compact disc dal direttore dell’Archivio musicale dell’Angelo di Milano, questo risulta essere un semplice commento sonoro alla stupenda riflessione del prof. Giacomo Baroffio, “Il cammino di fede in un trittico corale di don Pietro Allori”.

Qui di seguito pubblichiamo alcune riflessioni, fatte mentre si andavano delineando il programma e i materiali a corredo della serata dal direttore artistico dell’Archivio musicale dell’Angelo, Angelo Rosso.

Pensieri e riflessioni sparse a margine del concerto corale in San Francesco a Iglesias.

Lo spazio sonoro

La bella e mistica atmosfera vespertina della chiesa immersa nel silenzio della sera di un giorno feriale: la chiesa di San Francesco a Iglesias è luogo di ricordi. Mi torna in mente quando da liceale, durante una S. Messa per la scuola, in una mattina di marzo, suonai sull’organo Hammond – voluto dal “mitico” francescano padre Luigi – una Elevazione di A. Larriu, commuovendo persino lo scontroso e apparentemente imperturbabile preside Enrico Serra. Suoni carezzevoli e moderni, ottenuti grazie alla sapiente registrazione di padre Luigi, che aveva acquistato quell’organo così moderno perché poteva produrre suoni vicini alla sensibilità dei giovani sognanti degli anni ’60. Una emozione che ritorna tutte le volte che entro in questa chiesa, più forte di quella provata nell’ottobre del 1986, durante la prima commemorazione ufficiale di don Allori a un anno dalla morte. Sull’organo Cavalli di Gonnesa quel brano, tratto dal secondo volume di Les harmonies paroissiales a cura dell’Abbé H. Delepine, rendeva ascetico il momento dell’elevazione. Sull’organo Hammond lo stesso brano, nel clima mattutino e tutto feriale della chiesa conventuale dedicata al santo di Assisi, diventava una brezza primaverile che disponeva l’animo giovanile alla quiete.
Il gioco delle luci, l’eco dei passi di chi entra nella chiesa e avverti la nostalgia della sera “quando il vespero ruba le ultime luci” (G. Mossa Trincas).
In questa atmosfera umana e intensamente spirituale devi scegliere i brani più appropriati per ricordare don Allori, che in questa chiesa ha tanto suonato soprattutto durante la memoria del transito di san Francesco al 3 di ottobre, accompagnando i canti divenuti consuetudine in questa circostanza per quella chiesa: alcuni brani tratti dal Trittico francescano di Licinio Refice (autore assai stimato da don Allori) e Il Cantico della creature del padre francescano Gian Domenico Stella.

La scelta dei brani

Le musiche di don Allori hanno il fascino dei suoni colorati dalla memoria di una preghiera antica che proviene da una fede semplice, schietta, profonda. Una devozione che scaturisce da una pietà interiore sottesa da un riserbo personale meditato nella comunità parrocchiale di Gonnesa. Le armonie sono costituite da melodie delle singole voci che sovrapponendosi danno vita a un suono trasparente e devoto. È così chiara quest’armonia, da doverla percepire come qualcosa di incorporeo, di ineffabile. I suoni autunnali di O bone Jesu, di tenui colori pastello nonostante la smagliante tonalità di sol maggiore,
danno vita a un canto trasparente. La solennità del Kyrie, te rogamus amplifica la maestosità di una forte implorazione a Cristo grazie all’uso della tonalità “trinitaria” di mi bemolle maggiore. Sono implorazioni dense di cenere quaresimale quelle espresse nel Parce Domine, con le sue continue modulazioni che aprono in modo esemplare alle declamazioni gregoriane dell’inno Audi benigne conditor. Il canto Jesu Christe esprime i sentimenti di pietà per la morte di Cristo: da cantarsi dopo la Via crucis. Il cromatismo melodico di Christus factus est esprime il senso di totale abbandono alla volontà del Padre e l’obbedienza sino alla morte di croce. La stupefatta contemplazione dell’Eucarestia risuona nella vigorosità delle cinque voci di Adoro te devote e delle luminose dissonanze del Verbum supernum prodiens, inni di san Tommaso d’Aquino. Le armonie imploranti dell’Agnus Dei, costituite dalla pienezza armonica delle cinque voci, esprimono un suono ampio e profondo che si attenua nelle cadenze, quasi a sparire nell’ultimo accordo, provocando una sorta di eco spirituale consolante e devota sul “dona nobis pacem”. C’è una spiccata preferenza cristologica e mariana per descrivere la santità della Chiesa rappresentata concretamente in Cristo, nella Vergine e nei santi. Per questa via si muoveva il pensiero e l’affetto di don Allori compositore principalmente di armonie liturgiche. Il fine da raggiungere era l’interiorità della musica attraverso armonie limpide; dunque nessun tecnicismo musicale, ma spontaneità della polimelodia così come vuole la Chiesa dal tempo di Palestrina. La spazialità delle armonie e la loro vitalità ascetica, espressa con sonorità decise e volitive, sono fatte per incidere sulla vita spirituale dei fedeli.

Bisogna comprendere, studiando con prudenza e attenzione le sue partiture, che il modo di comporre di don Allori scaturisce da come egli meditava i testi, come ne sapeva cogliere la loro sacralità, il senso teologico, l’ispirazione poetica. La mentalità musicale di don Allori è sorretta da pensieri che si muovono tra disegni (melodie) e colori (armonie) che costruiscono diversi piani di luce e di sonorità reali: il risultato è una musica sorretta dalla luce della grazia da implorare per il compimento d’ogni dovere. La sua disponibilità alla grazia gli consentì di riuscire ad affinare la tecnica compositiva sorretta dall’ingegno: alla genialità dell’arte corrispose la genialità dell’esperienza religiosa. Ciò ha reso possibile la creazione di alcuni capolavori che fanno paio con quelli universali di arte sacra.

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